Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself.
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Alla fine di questo post farete buuh e mi darete del banalotto sentimentale. Pazienza.
Non mi fido di chi si vanta di amare animali e piante più delle persone. Però oggi, se si passa da via Paleocapa, nel centro di Milano, a due passi dal parco Sempione, è difficile che non venga un po’ di magùn. Qui sostano le corriere che portano in città i pendolari. A motore acceso, sostano. L’estate scorsa gli alberi ai lati della via hanno iniziato a mostrare i primi segni di sfinimento da diesel. Oggi è arrivata una squadra di giardinieri, hanno le salopette dello stesso colore dei camici da chirurgo. Potano gli alberi, quelli ormai spacciati li abbattono. Dal balconcino dove si esce a fumare, al settimo piano della megaditta, vedo i mozziconi gialli dei tronchi spuntare dalle aiuole di un metro per un metro scavate nel marciapiede. Al posto delle piante segate ne mettono delle altre, più giovani e disponibili a farsi gasare per i prossimi dieci anni. Normalmente giudico la paccottiglia degli indiani d’America una gran fuffa per fricchettoni, ma controvoglia mi contraddico. Ripenso a un brano che ho letto di recente. Il capo indiano Seattle è stato uno degli ultimi portavoce del Paleolitico. All’incirca nel 1852 il governo americano chiese di comprare le terre delle tribù indiane per i nuovi abitanti degli U.S.A. e Seattle scrisse una meravigliosa lettera di risposta. Eccone due stralci:
“Il Presidente Washington fa sapere che vuole comprare la nostra terra. Ma come puoi comprare o vendere il cielo? E la terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria e la luminosità dell'acqua, come possiamo comprarle? Ogni parte di questa terra e' sacra per la mia gente. Ogni ago di pino luccicante, ogni costa sabbiosa, ogni vapore delle foreste, ogni prato e ogni insetto ronzante sono sacri nel ricordo e nell'esperienza della mia gente. Noi conosciamo la linfa che scorre negli alberi come conosciamo il sangue che scorre nelle nostre vene”
…
“Se noi vi vendiamo la nostra terra ricordatevi che l’aria ci è preziosa, che l’aria ha il suo spirito in comune con tutta la vita che essa contiene. Il vento che ha dato il primo respiro al nostro avo ha ricevuto anche il suo ultimo sospiro. Il vento ha dato ai nostri figli lo spirito della vita. Se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete proteggerla a venerarla come un luogo dove l’uomo può andare ad assaggiare il sapore del vento reso più dolce dal profumo dei prati.”
Assaggialo te, il sapore del vento in via Paleocapa.
