Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself.
Blog the Picture
Cavallo Panato
Copiascolla
Douglas Coupland
Drome Magazine
G
Il Salotto
La vita istruzioni per l'uso
Lavorare Stanca
Macchianera
Mauro Mercatanti
Personalità Confusa
Tommaso Labranca
Wu Ming Foundation
visitato *loading* volte
Week end come autunno comanda. Su Sky mi guardo La Decima Vittima, regia di Elio Petri, 1965. Sceneggiatura di Tonino Guerra ed Ennio Flaiano. Stranissimo film dalla trama che sembra scritta ieri. In un futuro imprecisato, la violenza viene riconosciuta come elemento innato e immodificabile di alcuni esseri umani. Così, i governi di tutto il mondo decidono di istituire, come valvola di sfogo, La Grande Caccia. Un calcolatore, a Ginevra, sorteggia e abbina una Vittima e un Cacciatore tra tutti gli iscritti alla Big Hunt. Il cacciatore deve rintracciare e fare fuori la sua vittima. Quest'ultima, che sa di essere inseguita, può difendersi soltanto eliminando a sua volta il cacciatore. Un inedito Marcello Mastroianni biondo ossigenato nel ruolo della preda e Ursula "Bomba di Sesso" Andress in quello della cacciatrice. Soundtrack patinata, ritmo, fantascienza cialtrona e una pioggia di trovate geniali. Marcello a un certo punto si accorda con uno sponsor per trasformare il momento in cui ucciderà Ursula in uno spot pubblicitario. Allora, mentre il coccodrillo nascosto in piscina la sbrana, io guardo in macchina e dico: "Con Cola '80 vinci sempre".
Su "The Machurian Candidate" di Jonathan Demme dico che si può guardare, ma è un po' sprecato. I temi sul tappeto sono tanti, forse troppi: la politica americana sotto elezioni, con la necessità di avere un candidato che "armi" il partito democratico per rassicurare il Paese terrorizzato dopo l'11 settembre, un po' alla Pakula; la sindrome del veterano, un po' alla Cimino; l'analisi delle morbosità nei rapporti madre/figlio, un po' alla Cronenberg; i vincoli inscindibili tra corruzione e potere, tra politica e magna magna delle multinazionali, un po' alla Grisham; la facilità di manipolare la mente umana, un po' alla Paul Veroheven. C'è lo spettacolo ma anche parecchia incoerenza nell'intreccio, e se cominci a farti domande va a finire che scuoti la testa. In più, l'amico con cui vado al cinema, e che la sa lunga, mi fa sapere con snobismo che tutto il film è basato su un modello frenologico, quello di Franz Joseph Gall, decisamente superato. Meryl Streep è Streepitosa, probabilmente l'unica in grado di dare un briciolo di credibilità al personaggio che, dal mio modestissimo punto di vista, rende poco credibile tutto il film.
Al Padiglione di Arte Contemporanea c'è Spazi Atti Fitting Spaces. 7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi. Dei 7 ne salvo due e vorrei ingabbiarne uno. Luca Pancrazzi ha duplicato le colonne in uno dei saloni del PAC e praticato una specie di taglio in queste nuove colonne, proprio all'altezza dello sguardo. All'interno di questa frattura ha inserito dei micropaesaggi: Tarragona, Rho, NY, Milano-Malpensa. I paesaggi sono composti con i materiali più svariati, anche circuiti di computer e lettere per la stampa a caratteri mobili. Questo spaccato ambientale viene ripreso lungo le dieci vetrate del PAC, interamente ricoperte di una pellicola semitrasparente. Sempre all'altezza del nostro sguardo sono state ritagliate delle strisce di visibilità verso l'esterno. Il gioco è quello del vedere ed essere visti, spiati dalle persone che affollano i giardini esterni. In "Monologue Patterns", invece, tale Loris Cecchini ha costruito delle roulotte di plexiglass dalle superfici irregolari, traforate o traslucide che, grazie a delle lampadine posizionate all'interno, "proiettano sulle pareti del PAC ombre fantastiche che danno origine a una morfologia inattesa dell'oggetto e contemporaneamente creano una deformazione fluttuante, continua e surreale dello spazio esterno". Così c'è scritto sul foglietto. A me hanno fatto pensare alla carrozza/zucca di Cenerentola, e mi son piaciute. Quello da ingabbiare è Patrick Tuttofuoco. Il genio (trentunenne) ha messo delle luci stroboscopiche sui tre grandi pini che ci sono fuori dal PAC. L'opera si chiama appunto "T(h)ree". Sentite qua: "Tre è il numero minimo entro cui è possibile innescare dinamiche di gruppo e proprio a tali relazioni rimanda l'artista... opera su un gruppo di tre alberi decorati con tante piccole luci stroboscopiche bianche che, pulsando, trasformano la percezione visiva degli alberi e testimoniano la presenza di un elemento nuovo nel paesaggio urbano notturno". Luci sui pini? Elemento NUOVO? Sotto Natale? A zappare, Tuttofuoco!
Sì, ho speso 10 euro per "Grazie Fratello! Come diventare famosi bivaccando cento giorni su un divano" di Tommaso Labranca e Dea Verna. Editore Kowalski. Sono quelli di Bor7 e tanto basta per convincermi a comprare il libro.
La fidanzata è quella di mio fratello. Finalmente me l'ha fatta conoscere. Mi piace. E' una ragazza seria.
