Nemmeno per Sogno

Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself.

Obolo

Andirivieni

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lunedì, 29 novembre 2004
Dammi una mano (meglio se morta da un pezzo).

Reliquia: nella tradizione cristiana, ogni resto del corpo o anche ogni oggetto che è o si presume appartenuto o connesso a una persona venerata come santa.
Ora, secondo te, a voler pensare a delle reliquie del nostro tempo, quali sarebbero i pezzi più quotati? Ad esempio:
Il mozzicone dell’ultima canna di Bob Marley?
L’ultimo sigaro fumato da Che Guevara? O uno di quelli mai fumati da Bill Clinton?
La pallottola che ha attraversato la testa di Kennedy?
La kefia di Arafat?
La sciarpa di Fellini?
La mano di Bruce Lee?
Le corde vocali di Maria Callas?
Il cervello di Einstein (che tra l’altro, in effetti, ha tutta una sua storia ed è conservato sotto formalina in qualche laboratorio U.S.A.)?

Oppure? Oggi, nel 2005, quale oggetto avrebbe più chance di elevarsi oltre lo status di semplice feticcio ed essere promosso a quello di venerabile reliquia?
Per gli amici pubblicitarioni: non è un brainstorming a tradimento a scopo campagna.














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2 film, una mostra, un libro e una fidanzata.

Week end come autunno comanda. Su Sky mi guardo La Decima Vittima, regia di Elio Petri, 1965. Sceneggiatura di Tonino Guerra ed Ennio Flaiano. Stranissimo film dalla trama che sembra scritta ieri. In un futuro imprecisato, la violenza viene riconosciuta come elemento innato e immodificabile di alcuni esseri umani. Così, i governi di tutto il mondo decidono di istituire, come valvola di sfogo, La Grande Caccia. Un calcolatore, a Ginevra, sorteggia e abbina una Vittima e un Cacciatore tra tutti gli iscritti alla Big Hunt. Il cacciatore deve rintracciare e fare fuori la sua vittima. Quest'ultima, che sa di essere inseguita, può difendersi soltanto eliminando a sua volta il cacciatore. Un inedito Marcello Mastroianni biondo ossigenato nel ruolo della preda e Ursula "Bomba di Sesso" Andress in quello della cacciatrice. Soundtrack patinata, ritmo, fantascienza cialtrona e una pioggia di trovate geniali. Marcello a un certo punto si accorda con uno sponsor per trasformare il momento in cui ucciderà Ursula in uno spot pubblicitario. Allora, mentre il coccodrillo nascosto in piscina la sbrana, io guardo in macchina e dico: "Con Cola '80 vinci sempre".


Su "The Machurian Candidate" di Jonathan Demme dico  che si può guardare, ma è un po' sprecato. I temi sul tappeto sono tanti, forse troppi: la politica americana sotto elezioni, con la necessità di avere un candidato che "armi" il partito democratico per rassicurare il Paese terrorizzato dopo l'11 settembre, un po' alla Pakula; la sindrome del veterano, un po' alla Cimino; l'analisi delle morbosità nei rapporti madre/figlio, un po' alla Cronenberg; i vincoli inscindibili tra corruzione e potere, tra politica e magna magna delle multinazionali, un po' alla Grisham; la facilità di manipolare la mente umana, un po' alla Paul Veroheven. C'è lo spettacolo ma anche parecchia incoerenza nell'intreccio, e se cominci a farti domande va a finire che scuoti la testa. In più, l'amico con cui vado al cinema, e che la sa lunga, mi fa sapere con snobismo che tutto il film è basato su un modello frenologico, quello di Franz Joseph Gall, decisamente superato. Meryl Streep è Streepitosa, probabilmente l'unica in grado di dare un briciolo di credibilità al personaggio che, dal mio modestissimo punto di vista, rende poco credibile tutto il film.


Al Padiglione di Arte Contemporanea c'è Spazi Atti Fitting Spaces. 7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi. Dei 7 ne salvo due e vorrei ingabbiarne uno. Luca Pancrazzi ha duplicato le colonne in uno dei saloni del PAC e praticato una specie di taglio in queste nuove colonne, proprio all'altezza dello sguardo. All'interno di questa frattura ha inserito dei micropaesaggi: Tarragona, Rho, NY, Milano-Malpensa. I paesaggi sono composti con i materiali più svariati, anche circuiti di computer e lettere per la stampa a caratteri mobili. Questo spaccato ambientale viene ripreso lungo le dieci vetrate del PAC, interamente ricoperte di una pellicola semitrasparente. Sempre all'altezza del nostro sguardo sono state ritagliate delle strisce di visibilità  verso l'esterno. Il gioco è quello del vedere ed essere visti, spiati dalle persone che affollano i giardini esterni. In "Monologue Patterns", invece, tale Loris Cecchini ha costruito delle roulotte di plexiglass dalle superfici irregolari, traforate o traslucide che, grazie a delle lampadine posizionate all'interno, "proiettano sulle pareti del PAC ombre fantastiche che danno origine a una morfologia inattesa dell'oggetto e contemporaneamente creano una deformazione fluttuante, continua e surreale dello spazio esterno". Così c'è scritto sul foglietto. A me hanno fatto pensare alla carrozza/zucca di Cenerentola, e mi son piaciute. Quello da ingabbiare è Patrick Tuttofuoco. Il genio (trentunenne) ha messo delle luci stroboscopiche sui tre grandi pini che ci sono fuori dal PAC. L'opera si chiama appunto "T(h)ree". Sentite qua: "Tre è il numero minimo entro cui è possibile innescare dinamiche di gruppo e proprio a tali relazioni rimanda l'artista... opera su un gruppo di tre alberi decorati con tante piccole luci stroboscopiche bianche che, pulsando, trasformano la percezione visiva degli alberi e testimoniano la presenza di un elemento nuovo nel paesaggio urbano notturno". Luci sui pini? Elemento NUOVO? Sotto Natale? A zappare, Tuttofuoco!


Sì, ho speso 10 euro per "Grazie Fratello! Come diventare famosi bivaccando cento giorni su un divano" di Tommaso Labranca e Dea Verna. Editore Kowalski. Sono quelli di Bor7 e tanto basta per convincermi a comprare il libro.


La fidanzata è quella di mio fratello. Finalmente me l'ha fatta conoscere. Mi piace. E' una ragazza seria.  


 


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venerdì, 26 novembre 2004
Bridget Jones non esiste.

Sulla copertina del Corriere della Sera Magazine di ieri, una bella foto b/n di Renée Zellweger. Titolo: “ELOGIO DELL’INSICUREZZA. Arriva il sequel della single più pasticciona del cinema. Ma la goffaggine è proprio un difetto? Le italiane rispondono“
Ecco, presi dall’articolo a pagina 10, alcuni fulgidi esempi di goffaggine e insicurezza:

Ilaria d’Amico, conduttrice TV: Sono single ma non cerco disperatamente un fidanzato. NE HO APPENA MOLLATO UNO, dopo 10 anni. Vivo UN MERAVIGLIOSO MOMENTO DI LUTTO.

Costanza Rizzocasa d’Orsogna, del Riformista: … riesco ad avere delle cadute di stile che persino NELLA MIA RUBRICA FUSTIGHEREI… una sera SONO FINITA A UNA FESTA DELL’AMBASCIATA AMERICANA…

Paola Jacobbi, di Vanity Fair: ALLA PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO (Voglio quelle scarpe, Sperling&Kupfer, ndr) sembravo una scolaretta… In quanto a goffaggine CI PENSANO LE SEDIE THONET A RICORDARMELA.

Elisabetta Sgarbi, capo della Bompiani: MOLTIPLICARE LE INADEGUATEZZE MI FA SENTIRE PIU’ VIVA.

Daria Bignardi, direttore di Io Donna: A PARIGI, ALLE SFILATE… visto che non posso competere, mi metto comoda e MI POSIZIONO SULL’INTELLETTUALE… LE PERSONE LUCIDE E INTELLIGENTI NON SI PIACCIONO.

Lidia di Giglio, pr di 31 anni: STANGONE E MODELLINE dal fisico perfetto SONO UNA GRANDE SPINTA. Per averle sotto tiro, DALLA PALESTRA DI CASALINGHE MI SONO TRASFERITA A UN’ALTRA FREQUENTATA DA MODELLE E SOUBRETTE.

Alessandra di Pietro, giornalista di punta: Mi sono avvicinata ALLO YOGA KUNDALINI. Ho imparato a respirare… Se DEVO ANDARE A UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, telefono all’amica che ha più gusto… IL PRODIGIO DEL GIRO DI PERLE: QUANDO LAVORAVO IN PARLAMENTO, grazie alla collana, CAPELLI VIOLA E CHIODO PASSAVANO INOSSERVATI.

Bridget, se esisti davvero batti un colpo.


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mercoledì, 24 novembre 2004
Odio il mastro fuochista.

Il mastro fuochista lo riconosci dal bicchiere di frizzantino bianco. Sta in piedi alle tue spalle e può essere: un lontano parente; il marito di tua cugina; il fidanzato di un’amica della tua fidanzata; un vicino di casa che di solito saggiamente ignori ma, insomma, se fai un barbecue e non lo inviti, lui se ne accorge e poi è geloso e ti ruba la posta; qualcuno che conoscono tutti e non è amico di nessuno, così anziché ciondolare da un punto all'altro del giardino/terrazzo/patio/taverna mendicando uno straccio di conversazione, sceglie l’unica vittima che non gli può sfuggire: tu. Tu che dal’alba hai spaccato più legna del nonno di Heidi, che hai trascinato per le scale tre sacchi di carbone di cui uno si è rotto, e che te ne stai lì da due ore a fare il fuoco, in trance, paonazzo, con gli occhi fuori dalle orbite, mezzo sbronzo e delirante e sembri un po’ David Copperfield (non il mago, il bambino povero) e un po’ il figlio del demonio mentre tutti gli altri, vestiti da cocktail, profumano di doccia e gel. Il mastro fuochista arriva, avvicina la mano -quella senza frizzantino- alle fiamme e dice: “Caldo, eh?” Lui da bambino andava sempre in vacanza a casa dei nonni vicino a Limone Piemonte; o faceva i campeggi con la parrocchia e "Lì sì che si grigliava di brutto, anche per 50 persone". Il mastro fuochista vuole a tutti i costi insegnarti i trucchi. Dice : “Ma sei sicuro che è già ora di mettere su la carne?”; “Ecco, vedi che adesso fa fiamma? Era meglio aspettare ancora un po’”. Prende il mollettone e sposta un tizzone a casaccio. E soprattutto soffia, il mastro fuochista soffia un casino sulla brace perché sa che si fa così, trova il giornale, quello nuovo e tuo, e sventola come un tarantolato e ti manda la cenere negli occhi. Lo odi, quel piromane del cazzo. Girando le salsicce te ne cade una, il mastro fuochista la raccoglie, ci soffia sopra, fa il circospetto, poi ti strizza l’occhio come dire “non ha visto nessuno” e la rimette sulla griglia. Quando è pronto il primo giro di carne il mastro fuochista diventa ansioso: è chiaro che vuole essere lui quello che porta il vassoio in tavola. I commensali lo applaudono. Lui si siede e inizia a mangiare. Lo senti grufolare a bocca piena: “Gliene è caduta una, ma non vi dico quale”.


Postato da: nemmeno a 17:44 | link | commenti (5)

Lavoro a rischio.

Stamattina, sul treno, un'amica mi ha segnalato questo. Chissà, magari sono l'ultimo a scoprirlo. In ogni caso, molto molto pericoloso se avete da lavorare.


Postato da: nemmeno a 10:55 | link | commenti (1)

martedì, 23 novembre 2004
Dov'è l'OFF?

…And I do remember you
drawing patterns with a cork on the tablecloth,
promising volcanic change of plot.
Where does it lead us? I’m scared of the storm.
The outsiders are gathering, a new day is born.

Ogni tanto ti capita. Ti svegli con una canzone che ti ha preso in affitto la testa e poi per tutto il giorno non c’è verso di sfrattarla. Forse mentre dormiamo, senza saperlo, diventiamo antenne e captiamo segnali radio in modulazione di frequenza. Di solito la musica si smorza dopo che ti sei lavato i denti e fatto la doccia, ma a volte continua a suonare a volume così alto da coprire ogni pensiero, e da tracciare un bel segno sull’umore della tua giornata. Che poi se la canzone è Pippo non lo sa o Yellow Submarine ti va ancora bene, al limite dall’esterno sembrerai un po’ più naif del solito. Ma oggi mi succede con questo pezzo dei REM. Siamo stati tutti lì, con l’inevitabile tempesta in arrivo a vagheggiare suggestive e improbabili correzioni di rotta. Se non trovo il tasto OFF sono guai.


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lunedì, 22 novembre 2004
Io, papà e la cubana diabetica.

Impeto di affettività familiare. Decido di passare il fine settimana nella casa al lago in compagnia di mamma, papà e zia. Entusiasmo dei consanguinei. Cielo limpido, lago blu, Grigna innevata e sole tiepido.
In 36 ore io mio padre riusciamo a litigare su:

Rossella al posto di Mentana al TG5: rilevo, senza giudizio e con amabile cordialità (con quell’aria simpatica e affabile da Sapientino Quasiscuola, per capirci) il silenzio della testata sul fatto che la Boccassini ha chiesto 8 anni per Berlusconi. Papà glissa, ma è chiaro che s’incazza.

L’appiattimento qualitativo e culturale dell’offerta televisiva nell’era di Costanzo. Questa vale doppio perché per un quarto d’ora diciamo la stessa cosa, però a voce alta: insomma, si litiga a suon di appunto.

L’opportunità di consumare, su proposta della zia, un aperitivo alle 12.18 di domenica in un posto che è anche un ristorante e si sta riempiendo di gente che è lì per pranzare. Quindi, chissà, magari due fettine di pancetta e una birra ce le servono anche, ma controvoglia e poi è tardi. Fin da subito, peraltro, è chiaro che l’aperitivo non va né a me né a lui.

Una frase sentita in TV la domenica pomeriggio dopo l’arrosto e il merlot mentre lui sonnecchia in poltrona e io m’impigrisco lavoricchiando sul PC portatile. Licia Colò legge un'email che chiede se qualcuno in partenza per Cuba se la sente di portare delle medicine a una bambina diabetica. Lui dice che è un appello irrazionale e buonista, che ci sono sistemi più efficaci e più veloci, che persino in aeroporto c’è scritto dovunque di non accettare bagagli o spedizioni da estranei. Avrà ragione? Forse sì ma non è questo il punto.

Dopo ogni scaramuccia facciamo il broncio. Ci evitiamo per un’ora. Poi chiacchieriamo d’altro. E riaccendiamo un’altra miccia. La madre afferma che succede perché siamo uguali. E usa deliziose espressioni domestiche tipo: “se uno dice bianco, l’altro dice nero”, “fate polemica”, “bastian contrari”, "siete sempre sotto". Quasi quasi settimana prossima mi faccio un altro giro. Son sicuro che anche papà non vede l'ora.


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sabato, 20 novembre 2004
In principio c'era il Verbo.

Avverto che ho mangiato all'indiano e sono appesantito. Mi si rinfaccia il cardamomo. Comunque. Qualche mese fa questo signore, in Francia, si è messo lì e ha scritto il primo libro senza verbi. Si chiama Michel Thaler. Il libro, invece, "Le Train de Nulle Part". Lui afferma che i verbi sono "invasori, dittatori e usurpatori della nostra letteratura". Qualcun altro pensa che, semplicemente, quel Thaler non conosca le coniugazioni. Personalmente mi sono accorto che in molte forme di comunicazione  - la pubblicità per dirne una, ma non solo -  l'uso dei verbi viene sempre più frequentemente soppresso. Il buon vecchio terzetto soggetto-predicato-complemento è più sciolto dei Take That (il cui nome, guardacaso, costituiva una frase fatta, finita e di senso compiuto). C'è in giro una campagna stampa Aspesi il cui "titolo" è una cosa tipo: Sabati e Domeniche Fagioli Lei ti ama Mammiferi Arcobaleni Api Fiocchi di Mais. E perché non bagnacauda, capolinea, cippirimerlo e zampogna, mi chiedo. Non ci sto, e quando Thaler mi chiamerà per chiedermi cosa ne penso del suo libro mi sentirà, ah, se mi sentirà. I veri dittatori del nostro tempo, gli usurpatori, gli invasori sono gli oggetti, le cose con i loro nomacci e aggettivacci, con quel loro potere evocativo facilotto e furbacchione, capace di stroncare l'agire e congelare tutto in un eterno, desiderante e spendibile presente, per poi ricondurre tutta l'esistenza a una lista dell'Aspesi da portarsi un po' stropicciata fino al Centrocommerciale più vicino . A buon intenditore poche parole: ci siamo intesi, monsieur Thaler?

Ora vado a prendere le mie pillole. Maledetto cardamomo.


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giovedì, 18 novembre 2004
Povertà.

C’è un nuovo negozio di abbigliamento. Sono entrato durante la pausa pranzo incuriosito da un cappottino di montone foderato di simpatico e soffice coccolino marron. Quando il capocommesso, uno sciocco in bleu con i capelli da playmobil, ha visto che litigavo inutilmente con la porta cercando di aprirla, ha premuto un bottone e ho sentito lo scatto della serratura automatica. Lì ho capito, ma era troppo tardi. Unico cliente, assumo un contegno tipo ‘’anche se indosso i pantaloni dell’esercito verdi militari accompagnati da una blusa doppiopetto alla marinara blu che non c’entra un cazzo e le scarpe di Pippo, è una precisa scelta stilistica di destrutturazione’’. L’uomo bleu risponde con una faccia tipo “non teniamo contanti in negozio”. Dopo un fugace colpo d’occhio agli elegantissimi cartellini dei prezzi (sulla maggior parte dei quali, elegantemente, non c’è il prezzo),  dribblando con impeccabile nonchalance l’avvolgente cachemire, lo spiritoso dolcevita e l’eterno millerighe, cerco di guadagnare la porta. Chiusa ermeticamente. Il damerino, invece di aprire, chiede: ‘’Ha visto qualcosa di suo gradimento?’’ Io: ‘’Il montone è bello’’ Il manichino vivente: ‘’Lo fa una bottega di Firenze che lavora anche le pelli per Hermes’’ Io annaspo ma cerco di darmi un tono: ‘’Eh, si vede… e il prezzo? Sui... mille?’’. Lui, come se parlasse di emorroidi purulente: ‘’Veramente… sui 1575 euro. Se vuole, sui 1000, c’è quest’altro… sfoderato, ma se mi indossa un maglione un po’ pesante… noi abbiamo dei caldissimi Shetland…’’.

Poi dopo sono andato a mangiare la pizza. Avevo ancora 3 ticket da 5 euro.


 



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mercoledì, 17 novembre 2004
Gianni! Il nomadismo vola!

Alè. Mi hanno davvero pubblicato l'articolo sul nomadismo. Siccome non ce la facevo ad aspettare che mi consegnassero la rivista brevi manu per scoprire se c'ero o non c'ero, sono andato alla Feltrinelli ed eccomi lì a pagina 11, sullo stesso numero al quale hanno collaborato Erri de Luca e Lisa Ginzburg. Ho anche incontrato un'amica che non vedevo da tanto e chiaramente non sono riuscito a trattenermi dal fare un po' il figo, con fintissima modestia, ovvio. Così se proprio vi ballano 7 euro, su Drome Magazine potete leggere i miei deliri intitolati (dalla redazione) ''Sfrontato argomentare sull'andare".


Postato da: nemmeno a 15:15 | link | commenti (11)

 

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